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 Il Rosso Ammonitico e le Cave della collina di Trento

Elemento caratteristico della organizzazione del territorio ad uso industriale e artigiano, sono le cave di pietra (calcari ammonitici rossi, calcari grigi e bianchi). La loro coltivazione razionale risale alla fondazione romana di Trento e alle esigenze di abbondante materiale da costruzione che, data la natura ei luoghi, non poteva che essere la pietra. Con le pietre calcaree della cave della collina calisiana è interamente costruita la città. I rinvenimenti archeologici monumentali di potenti tratti di cinta murata quadrata imperiale, dei resti della porta gemina veronese (Piazza Duomo), di fondazioni di edifici urbani e extraurbani e dei tratti di litostrato stradali, sono sufficienti a tratteggiare l’immagine di una città in pietra. Pietre squadrate delle cave di Piazzina, Pietrastretta, Centochiavi, Melta, Solteri, Cervara, Muralta, Giardini, Laste, Coste, Pila, quali elementi di potenti strutture murarie.

 

 

fronte cava pila

 

 

L’uso delle cave di pietra (predàre) della collina di Cognola si intensificò nel medioevo a seguito della trasformazione della decadente città romana in città capitale del Principato Vescovile. La costruzione delle case-torre, il castello, le mura civiche, la cattedrale, le chiese pievane e i monasteri, sia urbani che extraurbani, i castelli, attirarono folti gruppi di maestranze immigrate dalla Lombardia e numerosa manodopera locale impegnata nelle cave di pietra e nel trasporto  dei materiali da costruzione. Dalle cave in località Pila si tolsero le pietre rosse occorrenti alla costruzione della chiesa pievana di Civezzano e di molte altre chiese della regione tra Fèrsina e Avisio, il Brenta e L’Adige.

 


Le cave erano date in appalto dalla città, dal vescovo e dai canonici a imprenditori specialisti, d’ordinario tagliapietre comaschi. Il profondo rinnovamento urbano fu promosso e perfezionato nella prima metà del XVI secolo dal Principe Vescovo Bernardo Clesio. I lavori e la conseguente diffusione dell’ideologia del “decoro” che radicalmente mutò la struttura urbana propagandando, assieme ad una nuova domanda abitativa dentro le mura, il gusto della seconda casa fuori le mura, la residenza in villa, moltiplicarono la domanda di materiali da costruzione e manodopera. Si andò precisando il “paesaggio delle cave” che rimane uno dei motivi caratteristici della regione che va da Port’Aquila alle Centochiavi, da Pila di Villamontagna al confine con Civezzano. Le predàre furono in attività fino al secondo dopoguerra (Pila). Sono responsabili di un tipo di urbanistica specializzata di notevole interesse, i cui resti sono osservabili ai Solteri, Pila, alle Coste. La sistemazione del centro storico di Trento ha dato avvio ad una nuova stagione di attività per le Cave di Pila che, nella loro porzione a valee, hanno riaperto i battenti, seppure con produzione limitata. 

 


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Il Percorso

 

Un semplice e comodo percorso da Pila vicino al piccolo abitato di Villamontagna, verso la città, consente di attraversare e visitare le principali zone a “cava” di Trento. La zona di Pila è forse la più famosa, almeno ai giorni nostri. Si presenta come uno splendido esempio di archeologia industriale, dove permangono i segni dell’attività dismessa solamente alcune decine di anni fa.

Ne rimangono i segni nella pietra, nelle costruzioni a servizio dell’attività, nella rete viaria segnata dai ponti, naturalmente in pietra. La cava è in parte ancora attività seppure con produzione ridotta.

A valle di Pila lungo la cosiddetta “Strada dei Forti”,  a Cantanghél, si ricavava la pessatélla, caratteristica pietra ricca di accumuli di grossi bivalvi. Scendendo verso la città si giunge alle cave delle Coste, in attività dalla fine del 1500 fino al 1950 circa, oggi trasformate ad affascinante parco pubblico.

Cave abbandonate e ormai occupate dalle abitazioni, ma con ancora chiari segni della passata attività, si attraversano Via delle Cave, alla Spalliera, della Cervara,  fino a giungere a San Martino, alle spalle del Castello del Buonconsiglio. Anche qui la cava è stata occupata da edifici mentre il restante spazio è stato trasformato in parco dove è ancora riconoscibile l’ambiente e l’atmosfera della cava con il vecchio e restaurato laboratorio per la lavorazione della pietra coperto da tettoia.

 

 

 

 


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