Nascita della Fortezza di Trento
I piani di realizzazione della Fortezza di Trento furono ripresi nel 1876 su iniziativa dell’allora comandante militare del Tirolo, Franz Thun-Hohenstein (1826-1888). Secondo i suoi piani, la città avrebbe dovuto costituire un nucleo di resistenza contro l’avanzata nemica sino all’arrivo di rinforzi esterni ed alla conseguente azione controffensiva. Con le ridotte risorse finanziarie disponibili Thun riuscì a far costruire sulle colline attorno alla città una serie di fortezze di carattere semipermanente, concepite secondo criteri considerati già allora antiquati in nome della massima economia di spesa.

Tali opere, compiute tra il 1880 ed il 1884, furono battezzate già dai contemporanei come “batterie in stile trentino” e potevano essere distinte in tre sotto-tipologie: con artiglierie in casamatta, con artiglierie all’aperto (in barbetta) oppure dietro muro di cinta scoperto. Unica eccezione era rappresentata dal forte S. Rocco, concepito sia per lo sbarramento della Val d’Adige che della strada proveniente da Vigolo Vattaro, dove ad una batteria a cielo aperto venne affiancata una casamatta con cupola corazzata girevole d’acciaio (fornita dalla ditta Gruson di Magdeburgo: fu la prima cupola corazzata installata in un forte della monarchia austro-ungarica) per due cannoni da 12 cm modello 80.
Ad ogni modo la Fortezza di Trento era divenuta una realtà, stabilita ufficialmente per decreto nella primavera del 1880.

Alla costruzione dei forti si accompagnò, nel corso degli anni ’80 e ’90 dell’Ottocento, quella delle caserme e di stabilimenti militari (ospedali, magazzini, arsenale).
Lo sbarramento di Civezzano venne incluso nel I° settore di difesa della città (Calisio e gola del Fersina), il quale comprendeva anche il forte Casara. Situato sulle pendici del monte Calisio, rappresentava un caposaldo di difesa del settore settentrionale della piazzaforte. Era armato con 6 cannoni da 9 cm modello 75/96 in cannoniera in muro scoperto.
In seguito (1913) le opere di Civezzano e forte Casara furono incluse assieme alla batteria Martignano nel IV° settore di difesa della piazzaforte. La batteria Martignano, costruita tra il 1882 ed il 1883, con i suoi 4 cannoni da 12 cm modello 61 in casamatta e due cannoni da 9 cm modello 75/96 sbarrava verso nord la valle dell’Adige ed assieme al Doss Trento sorvegliava il cuore della città.
Conclusa la fase delle batterie “in stile trentino”, negli ultimi anni dell’Ottocento il Genio militare austriaco si preoccupò di rafforzare ulteriormente il settore meridionale della città con la costruzione dei forti Mattarello e Romagnano (1896-1900).

I primi progetti per la trasformazione di Trento in piazzaforte elaborati dallo Stato maggiore asburgico risalgono all’età napoleonica. Le operazioni militari contro le armate francesi del 1796 e del 1797 avevano evidenziato la notevole importanza strategica della città quale sbarramento della principale via di collegamento tra la pianura italiana e le valli del Danubio attraverso le Alpi centro-orientali, costituita dalla Valle dell’Adige. I lavori per la realizzazione del campo trincerato furono però sospesi nel 1805.
Dopo l’annessione della Lombardia al Piemonte in seguito alla pace di Villafranca del 1859, l’Austria provvide ad erigere una serie di sbarramenti stradali lungo i confini occidentali del Trentino (1860-61). Due di questi, la tagliata del Buco di Vela ed il sovrastante blockhaus (caserma difensiva) del Doss di Sponde, erano situati alle porte della città ma in quella fase non era ancora stata ripresa l’idea di una piazzaforte di Trento.
Quando al termine della terza guerra di indipendenza, nel 1866, anche il Veneto fu annesso al Regno d’Italia con la conseguente perdita della formidabile linea fortificata del Quadrilatero, le alte sfere militari di Vienna promossero immediatamente lo studio di un vasto sistema difensivo dei nuovi confini sud-occidentali della monarchia: era necessario chiudere tutti i valichi alpini del Trentino. Il piano di fortificazione predisposto negli anni successivi dall’allora comandante militare del Tirolo, Franz Kuhn von Kuhnenfeld (1817-1896) e dal colonnello del Genio Daniel von Salis-Soglio (1826-1919) contemplava la realizzazione sia di un sistema di sbarramenti di fondovalle, dallo Stelvio sino alla Valle di Sesto, sia la creazione di due piazzeforti centrali: Trento e Bressanone (1867-1871). Notevole importanza per la difesa dell’intera regione era attribuita però a Trento, punto centrale in cui convergevano tutte le vie di comunicazione dal confine italiano verso il cuore del Tirolo.
Per la difesa della città, Salis-Soglio propose una cintura di forti da erigere sulle alture circostanti ed infrastrutture destinate ad accogliere una guarnigione di 10.000 uomini. Le ridotte risorse finanziarie disponibili fecero sì che dei numerosi progetti di fortificazione redatti in questa fase fu realizzato concretamente soltanto lo sbarramento di Civezzano.
Lo sbarramento di Civezzano
Per il controllo della più diretta porta di accesso alla città dalla Valsugana (via quest’ultima seguita dalle truppe italiane del Generale Medici nelle operazioni militari del 1866), rappresentata dalla stretta gola del Fersina, il Generale Kuhn propose la costruzione di uno sbarramento articolato in tre opere permanenti: un forte (Hauptwerk) e due tagliate stradali, la superiore (Obere-) e l’inferiore (Untere Strassensperre), poste a controllo delle due strade dirette verso Trento. I lavori, affidati all’impresa trentina Francesco Ranzi, furono iniziati nell’ottobre del 1869 ed ultimati nel luglio del 1872. Rispetto alla spesa prevista di 192.000 fiorini, il costo effettivo di costruzione di queste opere ammontò a 216.210 fiorini. Nell’ambito della Fortezza di Trento il sistema fortificato di Civezzano offre motivo di particolare interesse per lo studioso di architettura militare, per la ragione che il progettista, Daniel von Salis-Soglio, lo utilizzò come laboratorio di ricerca di nuove soluzioni per le fortezze di montagna. Tanto nell’opera principale che nella tagliata stradale superiore, Salis-Soglio stabilì di proteggere il fronte delle cannoniere tramite masse di terra nella quali si aprivano le feritoie (sistema Haxo). A causa della scarsa superficie disponibile, l’opera principale venne sviluppata in senso verticale, con un duplice ordine di cannoniere su due livelli diversi: una soluzione questa che il progettista aveva già visto applicare a Peschiera, nel cantiere del forte Monte Croce. In questo modo era possibile assicurare al forte una notevole potenza di fuoco (il suo armamento consisteva in cinque cannoni da 12 cm modello 61, 3 cannoni da 15 cm modello 61 e, per la difesa ravvicinata contro l’assalto da parte di truppe di fanteria, 2 cannoni da 9 cm modello 75/96 posti a fianco dell’ingresso). La guarnigione in tempo di guerra era calcolata in 3 ufficiali e 146 uomini. Ben più modesto era l’armamento della tagliata stradale superiore, consistente in due cannoni da 12 cm modello 61 (guarnigione dell’opera in tempo di guerra: 48 soldati). E’ interessante osservare che Salis-Soglio intendeva proteggere le cannoniere anche tramite delle corazze di acciaio di suo progetto, alle quali però fu costretto a rinunciare a causa dei costi troppo elevati. Ma la soluzione più innovativa venne adottata nello sbarramento stradale inferiore, dove furono realizzate due casematte per artiglierie scavate interamente nella roccia, le prime del genere nella monarchia austro-ungarica. Una terza cannoniera venne aggiunta nel 1896 allo scopo di sorvegliare la ferrovia della Valsugana, allora da poco compiuta. L’armamento della tagliata consisteva in 3 cannoni da 8 cm modello 95 (guarnigione in tempo di guerra: 1 ufficiale e 60 uomini). Sempre in seguito all’apertura della ferrovia della Valsugana, nel 1897 allo sbarramento si aggiunse una quarta opera: un fortino per fucilieri allo sbocco del tunnel ferroviario “Serra”.
