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| La Chiesa di Civezzano
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Dedicata a S. Maria Assunta, la chiesa appare menzionata come Santuario, tramite il parroco Enrico da Cles, nei documenti ad iniziare dal 1240, ma le sue origini sono più antiche, forse in un nucleo abitativo di epoca romana. L’attuale edificio fu costruito in puro stile del primo rinascimento su commissione del Cardinale e Principe Vescovo Bernardo da Cles, sopra una preesistente chiesa romanica duecentesca. La chiesa, uno tra i più notevoli monumenti sacri del Trentino, è un esempio molto interessante di architettura sacra cinquecentesca nella quale si fondono armoniosamente forme architettoniche tardogotiche (il campanile, la copertura ripida, le volte, le finestre, l’arco trionfale), e quelle d’impronta rinascimentale (paraste, capitelli compositi con motivi vegetali ed animali). La sua pianta è caratterizzata da un’aula unica allungata ed abside poligonale, con rapporti e proporzioni tendenti al verticalismo. Tutta la muratura è stata costruita in blocchi squadrati di calcare rosso e bianco, provenienti dalla vicina cava di Pila, che riprendono i colori araldici del committente, il Cardinale Bernardo da Cles. All’interno della chiesa il gotico fiorito trionfa nel gioco dei costoloni che si dipartono dai capitelli delle semicolonne per intrecciarsi nella volta dell’abside, mentre la facciata è ornata da un portale rinascimentale con timpano triangolare decorato da putti con cornucopie, e da due medaglioni scolpiti raffiguranti gli imperatori Ferdinando I e Carlo V. La testimonianza della devozione verso questo santuario è documentata dalle pregevoli opere realizzate da artisti trentini e non, quali Domenico Zeni e Paolo Strudel.

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| Masi Saracini
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È probabilmente il nucleo più antico del maso menzionato nel 1339 nel corso della definizione dei confini tra le comunità di Civezzano, Meano e Trento, posto all’incrocio delle vie che collegavano l’area estrattiva del Monte Calisio con Meano e con Trento. Dal decreto di composizione della vertenza risultano esserne investiti un certo “Gozelo” e gli eredi di Guglielmo Marcadanti di Trento. Ai primi del Seicento passò ad Antonio dal Monte, il noto “aromatario” trentino, citato da Michelangelo Mariani, che aveva ottenuto dal Principe Vescovo la concessione di ricerca ed estrazione dell’argento dal monte Calisio. Alla sua morte, l’investitura del maso andò alla moglie, Antonia Saracini, e quindi divenne eredità, mantenendone la denominazione, di quest’ultima famiglia. Nonostante le manomissioni ed i crolli avvenuti, il maso conserva ancora leggibile l’antico impianto mentre la facciata verso occidente è ornata da un portale gotico in arenaria e dalla decorazione a fresco delle insegne matrimoniali di Antonio dal Monte ed Antonia Saracini. Al nucleo in località “ai Masi” appartiene anche la piccola cappella privata dedicata ai Santi Leonardo ed Antonio che si erge isolata a ridosso dell’antica strada che dalla zona mineraria del Calisio conduceva ai forni fusori di Lavis. La chiesetta è sovrastata da un piccolo campanile a vela e conserva al suo interno una pregevole ancona lignea barocca ed una pala dedicata ai Santi protettori dei due fratelli dal Monte. È ancora leggibile l’antico impianto rinascimentale con la porta affiancata da due finestrelle ed un bugnato angolare dipinto
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| Castel Telvana
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L’edificio, sede comunale, deve in gran parte le sue forme attuali ad una ricostruzione cinquecentesca, ma vanta probabili origini antiche. Va forse ricollegato alla casa murata di Civezzano che si trova citata in un’investitura del 1216 eretta a controllo dell’incrocio tra la Via Claudia Augusta e la strada che conduceva a Montevaccino. Dalla fine del Duecento fu dimora dei “da Roccabruna”. Il fabbricato, che domina dall’alto il centro del paese, venne caoticamente rimaneggiato nei secoli e trovò sviluppo attorno ad una casatorre medioevale. Proprietà dei Roccabruna nel 1469, passò poi ai conti Thun che provvidero a riorganizzare la vecchia casa murata inglobandola nella nuova fabbrica dai caratteri rinascimentali. Furono però conservati numerosi elementi architettonici, come il portale gotico d’accesso, al di sopra del quale vennero dipinte le insegne thuniane. La sua sorveglianza fu affidata a due figure di armigeri. Nel XVI secolo venne nuovamente trasformata in casa rurale con annessa residenza di campagna nella quale la nobile famiglia anaune, dal suo palazzo in città, si recava a villeggiare. Guidobaldo Thun, nel secondo decennio dell’Ottocento, provvide nuovamente a far restaurare ed ampliare il complesso.

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| La Chiesa di S. Stefano
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La chiesa della frazione di S. Stefano è uno degli edifici sacri più antichi del territorio, la costruzione originaria risale infatti probabilmente al 5/600 dopo Cristo ed era dedicata al Vescovo di Cartagine nonché martire, S. Cipriano. L’antico tempio venne ricostruito nella forma tardogotica attuale agli inizi del 1500. Al suo interno notevoli sono gli affreschi e il pavimento in lastre di porfido, sotto la cui superficie sono custodite diverse sepolture, il quale conserva un lembo di mosaico risalente all’XI secolo. All’esterno della chiesa era presente un piccolo altare in pietra che veniva utilizzato per officiare la messa in occasione dello scoppio di epidemie, allo scopo di evitare che l’affollamento dei fedeli entro l’edificio favorisse la diffusione del contagio.

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