Riduci

Il porfido: la pietra nata dal fuoco

Da circa 90 anni è presente nel settore NE dell’altipiano  l’attività estrattiva del porfido, che ha abbellito le piazze e le strade di tante nostre città e che ha strutturato una realtà economica molto importante ed una capacità imprenditoriale ed operativa con dei tratti peculiari.
Trattandosi di attività produttiva all’aperto e che ha prodotto in passato grosse quantità di pietrame di scarto, il rapporto con il paesaggio circostante non è sempre stato facile. Negli ultimi decenni sono state introdotte alcune modifiche, migliorative, dei sistemi di coltivazione: fronti di cava meno elevati, spari di mine (volate) meglio controllati, e riduzione dello scarto che oggi viene commercializzato.
I risultati si riflettono in una mitigazione degli impatti nelle nuove aree, mentre rimangono le imponenti tracce di uno sfruttamento intensivo pluridecennale.
Il paesaggio del porfido è un paesaggio antropico di imponente impatto ma anche estremamente affascinante.

Attraverso una comoda passeggiata su strade asfaltate, partendo da Fornace si ha la possibilità di avvicinarci alla zona estrattiva e di lavorazione dei Pianacci, passando per la frazione di Santo Stefano con la sua chiesetta, isolata e circondata dalle cave di porfido; saliti alle cave Dinar-Pontorella con i grandi piazzali di lavorazione del materiale estratto e i fronti di cava lungo il versante meridionale del Monte Gorsa,  si scende nuovamente a Fornace osservando la grande cava sottostante il Pian del Gac. Consigliabile nei giorni festivi con i cantieri chiusi. 

(strade; lunghezza 3,3 km; tempo ore 1½)


cava di porfido
cava di porfido
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